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ITA – I DETTAGLI FANNO LA DIFFERENZA

I DETTAGLI FANNO LA DIFFERENZA

È qualcosa che affermo da anni, soprattutto all’interno delle Unità Speciali. Un operatore viene definito “speciale” per il livello di dettaglio che è in grado di raggiungere in ogni singolo segmento applicativo. Senza questa attenzione ossessiva al dettaglio, cosa renderebbe davvero “Speciale” un’Unità?
Nel mercato civile, invece, la cura del dettaglio durante l’addestramento viene molto spesso trascurata. Questo accade con una costanza sorprendente e quasi sempre per le stesse tre ragioni.

La prima è la mancanza di un’adeguata conoscenza da parte del trainer.
Succede perché molti istruttori sviluppano l’intera base tecnica esclusivamente all’interno del poligono di tiro, senza mai confrontarsi con l’applicazione reale di quei principi al di fuori di esso.

La seconda è l’assenza di una struttura didattica o di un vero metodo.
È tipica di quei trainer che hanno trascorso anni in contesti militari o di law enforcement e ritengono che ripetere ciò che hanno sentito o applicato nel tempo sia sufficiente a trasformare automaticamente l’esperienza in didattica efficace.

In realtà, se il bagaglio esperienziale non viene ordinato, filtrato, strutturato e tradotto in una forma utilizzabile da un civile, l’impatto dell’addestramento diventa inefficace, confuso o debole.
La mancanza di un sistema didattico strutturato è inoltre tipica di chi si qualifica come istruttore dopo pochi corsi di base in poligono, senza le necessarie fondamenta tecniche ed esperienziali e, soprattutto, senza alcuna esperienza reale di applicazione al di fuori del poligono. Questo non è solo lo scenario più diffuso, è anche il più pericoloso.

La terza ragione è il mindset errato del trainer.
Molto spesso l’istruttore ritiene inutile scendere nel dettaglio perché ciò richiede più sforzo e più tempo didattico, elementi che non sempre coincidono con il rapporto tempo-denaro.
Online vedo frequentemente interi segmenti di addestramento, soprattutto sui fondamentali del tiro, ridotti a poche frasi, qualche trucco e l’immancabile espressione: “Fai come vuoi, purché funzioni per te.”
Questi fondamentali, se trattati correttamente, sono complessi. Ridurli in questo modo non significa semplificarli, significa svuotarli di contenuto.
È vero che ogni individuo ha caratteristiche fisiche e biomeccaniche differenti, che generano dinamiche diverse da soggetto a soggetto. È anche vero che ciascuno assimilerà la stessa tecnica in modo diverso, adattandola al proprio corpo. Tuttavia, il principio del “fai come vuoi” non dovrebbe mai esistere nella formazione professionale.

Questo non è un parere personale. È confermato dalla logica, dal buon senso e dalla realtà dei fatti.
Il tiro con armi da fuoco è una disciplina complessa perché si basa sull’interazione di quattro elementi fondamentali: il tiratore, l’arma, il bersaglio e l’ambiente.
Ognuno di questi elementi rappresenta un sistema composto da molteplici variabili e parametri, rendendo l’interazione altamente complessa e continuamente variabile.
Se non costruiamo dinamiche solide ed efficaci per supportare l’interazione di ciascun elemento e, successivamente, di tutti gli elementi insieme, non potremo ottenere un’interazione efficace e quindi una corretta applicazione della disciplina.

Immaginiamo cosa accadrebbe se una persona iniziasse a giocare a golf e il maestro le dicesse che può eseguire lo swing come preferisce, oppure se un maestro di tennis affermasse che il rovescio o il servizio possono essere eseguiti in qualunque modo. Per semplice logica, non avrebbe senso e il risultato sarebbe evidente a chiunque.
Ogni disciplina possiede dinamiche specifiche. Più alto è il livello di difficoltà tecnica richiesto, maggiore deve essere la profondità, la precisione e la cura del dettaglio.
Con le armi da fuoco nulla è casuale. Non muoviamo un singolo muscolo senza una ragione precisa. Non lasciamo nulla al caso e non facciamo nulla in modo arbitrario in termini di tecnica o applicazione.

Se affrontassi i fondamentali del tiro con l’approccio “è tutto molto semplice, fai ciò che ti viene meglio o ciò che ti fa sentire più a tuo agio”, potrei spiegarli in dieci minuti. In realtà, già a livello base, questi fondamentali richiedono un modulo didattico di sei-otto ore.
Se noi trainer educhiamo gli utenti alla superficialità, non possiamo poi lamentarci se le persone credono di poter imparare a tirare in un giorno, in poche ore di poligono, o se pensano che un corso di tre giorni sia sufficiente per diventare istruttori.

Non commettere l’errore di accontentarti. Pretendi lo sviluppo del dettaglio al massimo livello possibile. Questo non ha nulla a che vedere con la semplificazione del tema o con una cattiva interpretazione della regola KISS. Semplificare non significa eliminare la profondità. Semplificare significa rendere il contenuto fruibile, trasferibile e comprensibile, sia sul piano teorico che su quello applicativo.
Semplice non significa superficiale.
E molto spesso, non significa nemmeno facile.